Sai riconoscere un dipendente tossico?

"Che fatica avere a che fare col personale!"

Quante volte l’ho sentito dire quando ero dipendente e quanto mi viene da ripeterlo oggi che ho l’onere e l’onore di rapportarmi con la maggior parte del nostro staff. Serve attenzione costante, empatia, assertività e tutto quello che può essere utile a non incrinare un rapporto che, vuoi o non vuoi, rappresenta gran parte della settimana di ogni persona.

Anche io da dipendente non devo essere stato una “gatta facile da pelare”. (Alex Bianchi puoi dire qualcosa a riguardo) ma oggi, dopo 9 anni dall’altro lato della barricata, penso di poter tirare qualche somma.

Si parla spesso di noi imprenditori e degli ambienti di lavoro che dovrebbero plasmarsi verso le nuove esigenze dei lavoratori ma, cosa dire di chi in quei luoghi di lavoro ci si deve far accogliere? Persone che hanno tanto la capacità di creare un ambiente lavorativo, quanto di finire col metterlo in ginocchio.

Ho provato dunque a raccogliere alcuni segnali del DIPENDENTE TOSSICO, quello che “avrebbe tutte le carte in regola se solo non….”

  • Manie di Protagonismo: difficilmente si tratta di persone che non si fanno notare. Recitano un ruolo attivo, talvolta ingombrante e che tendono a voler far diventare centrale. Sia da un punto di vista professionale che dal punto di vista delle logiche di un gruppo di lavoro. Fanno valere principi come anzianità, posizione lavorativa ed altri parametri incontestabili dal resto del gruppo.

 

  • Vittimismo: vogliono un ruolo di responsabilità ma difficilmente sanno prendersi carico delle stesse. Sono sempre i più sfortunati, quelli a cui capita la difficoltà più particolare ed insuperabile o che si sentono presi di mira quando c’è da analizzare qualcosa che non è andato secondo i piani.

 

  • Distanza e diffidenza: tengono al rapporto di lavoro nella misura in cui si limita alle ore lavorative. Difficilmente si lasciano coinvolgere in attività extra e, anche in caso di gratificazione o benefit, tendono a chiedersi dove sta la fregatura.

 

  • Yes man: non meno “pericoloso” di chi dice sempre di no. Tende ad essere accondiscendente, sempre disponibile, sempre d’accordo, sempre quello che ti aspetti che sia. Salvo poi far andare le cose come preferisce, lasciando coinvolgere facilmente da chi presenta le negatività già viste finora.

 

  • Contaminazione negativa: soprattutto in organizzazioni orizzontali, lo scambio di professionalità, stimoli ed impulsi può diventare trainante. Quando invece questo avviene per sensazioni negative, comportamenti borderline e scarsa supporto alla tenuta del gruppo, il singolo finisce per portare verso il basso l’attitudine di tutti gli altri che, anche inconsciamente, tenderanno ad allinearsi verso il “basso”.

Questi segnali sono frutto della mia esperienza e delle mie idee che, nel tempo, cambiano e si plasmano rispetto alla mia logica di rapporto datore di lavoro – dipendente.

E tu quali segnali potresti aver individuato che possono far pensare alla tossicità di un tuo collaboratore?

Ps. Sì, lo so che si chiamano collaboratori ma mi serviva un titolo efficace e che ti portasse prima a leggere e poi a confrontarti con me. 😉

Ps 1. Nessun collaboratore è stato maltrattato per fare questo post e la conversazione è finta

Ps 2. L’8 novembre facciamo una giornata di formazione sul tema in compagnia di alcuni amici. A questo link trovi il programma e tutte le informazioni utili per partecipare.

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