Negli ultimi anni ho visto rifare molti siti internet di hotel, strutture ricettive e aziende turistiche.
Alcuni ne avevano davvero bisogno. Erano lenti, confusi, poco aggiornati e difficili da navigare da mobile. Altri, invece, non erano nemmeno così disastrosi: avevano semplicemente bisogno di ordine.
Oggi però il tema è diventato più complesso. Quando si progetta un sito nuovo non basta pensare a come verrà visto da una persona davanti allo schermo. Bisogna chiedersi anche come verrà letto, interpretato e utilizzato da Google, dai sistemi di intelligenza artificiale, dai chatbot, dagli assistenti digitali e da tutti quegli strumenti che stanno entrando nel modo in cui le persone cercano informazioni, confrontano alternative e prendono decisioni.
Il punto è questo: un sito nuovo non dovrebbe essere soltanto più bello del precedente. Dovrebbe essere più chiaro, più ordinato, più facile da aggiornare e più utile per tutto il lavoro di marketing che verrà dopo.
Rifare il sito non significa solo cambiare grafica
Quando un’azienda decide di rifare il sito, la prima attenzione va quasi sempre alla parte visiva: il nuovo layout, le immagini, le animazioni, l’effetto iniziale della homepage.
È normale. Anche l’aspetto conta, soprattutto nel turismo. Però il rischio è fermarsi alla superficie. Un sito nuovo deve aiutare le persone a capire rapidamente se quella struttura, quel servizio o quella proposta sono adatti a loro.
Prima di pensare a come impaginare una pagina, bisognerebbe chiedersi che ruolo deve avere quella pagina. Deve far conoscere la struttura? Deve spiegare un servizio? Deve vendere un’offerta?
Se non è chiaro l’obiettivo della pagina, anche il miglior layout rischia di diventare solo un bel contenitore.
L’AI non si aggiunge alla fine
Uno degli errori più frequenti quando si parla di intelligenza artificiale è considerarla come qualcosa da applicare dopo.
Prima facciamo il sito. Poi, magari, aggiungiamo il chatbot. Poi, se avanza tempo, usiamo ChatGPT per scrivere qualche testo. Poi vediamo se automatizzare qualcosa.
Questo approccio può andare bene per fare qualche esperimento, ma non per costruire uno strumento davvero utile.
Se sto progettando un sito nuovo, devo partire da come organizzare le informazioni.
Un assistente AI non fa miracoli: usa ciò che trova. Se trova contenuti chiari, aggiornati e coerenti, può funzionare bene. Se trova informazioni incomplete, contraddittorie o scritte in modo generico, risponderà male.
E il problema non riguarda solo un eventuale chatbot, ma anche tutti i lavori di marketing e comunicazione che ci sono intorno.
Integrare l’AI già in fase di progettazione significa quindi costruire un sito che abbia una base informativa solida.
Che cosa significa, in pratica, progettare un sito pensando anche all’AI
Pensare all’AI significa progettare contenuti che possano essere letti, capiti e riutilizzati.
In fase di progettazione bisognerebbe lavorare su alcuni aspetti concreti.
Prima di tutto, le pagine principali devono avere uno scopo chiaro. La pagina camere non deve limitarsi a mostrare qualche foto e due righe generiche, ma deve spiegare le differenze tra le tipologie, a chi sono adatte, quali servizi includono e quali dubbi risolvono.
La pagina servizi deve distinguere bene ciò che è incluso, ciò che è su richiesta e ciò che ha condizioni particolari. La pagina offerte deve essere chiara su periodi, vantaggi, eventuali limiti e modalità di prenotazione. Le FAQ devono rispondere a domande vere, non essere inserite solo per occupare spazio o “fare SEO”.
Anche i contenuti del blog dovrebbero avere una funzione precisa. Possono aiutare a raccontare il territorio, intercettare ricerche informative, rispondere a bisogni specifici o supportare campagne stagionali. Ma devono essere pensati dentro una logica, non pubblicati solo perché “bisogna aggiornare il sito”.
Un sito progettato così diventa più utile per le persone, ma anche più comprensibile per tutti gli strumenti che dovranno leggerlo.
Il sito deve rispondere alle domande vere
Quando analizzo o progetto un sito, soprattutto nel turismo, parto sempre da una domanda semplice: che cosa deve sapere una persona prima di contattarci o prenotare?
Per chi lavora tutti i giorni dentro una struttura, molte informazioni sono ovvie. È ovvio cosa comprende la mezza pensione, dove si trova il parcheggio, come funziona la spiaggia, quali servizi sono inclusi e quali invece vanno richiesti a parte.
Per l’utente, invece, non è ovvio niente.
Per questo un sito fatto bene, deve accompagnare le persone, anticipare i dubbi, dare risposte semplici e complete, far percepire il valore della struttura senza costringere chi legge a interpretare.
Conviene raccogliere le domande che arrivano davvero: quelle al telefono, via mail, su WhatsApp, in reception, nei preventivi, nelle recensioni e nei messaggi social.
Quelle domande sono materiale prezioso. Possono diventare FAQ, paragrafi nelle pagine dei servizi, contenuti per il blog, argomenti per newsletter, risposte automatiche o basi utili per un assistente AI.
Il sito come archivio vivo, non come brochure digitale
Per anni molte aziende hanno trattato il sito come una semplice brochure online.
Si prepara il materiale, si pubblica, si festeggia il giorno della messa online e poi tutto resta lì. Passano gli anni e ci si accorge che metà delle informazioni non sono più aggiornate e l’altra metà non rappresenta più davvero l’azienda.
Un sito deve essere aggiornato e gestito nel tempo. Non serve rifarlo continuamente, ma costruirlo in modo che sia facile da modificare, ampliare e migliorare senza dover ripartire ogni volta da zero.
Questo vale per tutto: offerte, pagine dei servizi, FAQ, articoli del blog, informazioni pratiche, contenuti sul territorio, descrizioni delle camere.
Se domani voglio integrare un assistente AI, devo avere contenuti ordinati e affidabili.
Se voglio creare newsletter più efficaci, devo avere già materiale ben organizzato.
Se voglio fare campagne Google Ads che funzionano, devo avere pagine coerenti con ciò che prometto negli annunci.
Il sito, quindi, non è qualcosa da pubblicare e dimenticare. È uno strumento che deve supportare il lavoro quotidiano.
Da dove partire quindi
Prima di rifare un sito, partirei da un lavoro meno appariscente ma molto più utile: mettere ordine.
Ordine nelle informazioni, nelle priorità, nei contenuti, nelle domande dei clienti, nelle risposte dello staff, nelle pagine che servono davvero e in quelle che esistono solo perché “le hanno tutti”.
Un lavoro concreto potrebbe partire così: analizzare le pagine attuali, capire quali informazioni sono mancanti o superate, raccogliere le domande più frequenti dei clienti, definire le pagine davvero necessarie, stabilire l’obiettivo di ogni pagina e decidere quali contenuti dovranno essere aggiornati durante l’anno.
Solo dopo ha senso parlare di layout, grafica, strumenti, AI, automazioni e tutto il resto.
È un lavoro strategico, non puramente tecnico. Perché un sito bello può attirare attenzione. Ma sito progettato bene può diventare una base di lavoro per tutto il marketing.
Il futuro del sito è nella qualità delle informazioni
Non credo che tutti debbano correre a inserire un assistente AI nel proprio sito.
Non credo nemmeno che ogni azienda debba automatizzare tutto, subito, solo perché oggi sembra impossibile parlare di digitale senza infilare l’intelligenza artificiale in ogni frase.
Credo però che ogni sito nuovo debba essere progettato tenendo conto del modo in cui le persone cercano informazioni e del modo in cui le tecnologie le interpretano.
Il sito resta uno degli strumenti più importanti del marketing digitale, ma il suo ruolo sta cambiando. Non è più soltanto il posto dove dici chi sei. È il posto dove organizzi ciò che sai di te, del tuo prodotto, dei tuoi clienti, delle loro domande e del valore che puoi offrire.
Se queste informazioni sono chiare, aggiornate e ben strutturate, potranno lavorare meglio ovunque. L’intelligenza artificiale non rende intelligente un sito confuso.
Però può rendere molto più potente un sito progettato con criterio. Ed è da qui che conviene partire.